31/03/2019

Cervello e funzioni cognitive: le conseguenze negative di elevati livelli di cortisolo


Graziottin A.
Cervello e funzioni cognitive: le conseguenze negative di elevati livelli di cortisolo
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Commento a:
Ouanes S, Popp J.
High cortisol and the risk of dementia and Alzheimer's disease: a review of the literature
Front Aging Neurosci. 2019 Mar 1; 11: 43. doi: 10.3389/fnagi.2019.00043. eCollection 2019

Accertare le correlazioni fra alti livelli di cortisolo, disturbi cognitivi e demenza di Alzheimer: è questo l’obiettivo della review condotta da Sami Ouanes e Julius Popp, ed espressione dei Dipartimenti di Psichiatria degli Ospedali Universitari di Losanna, Doha (Qatar) e Ginevra.
L’azione del cortisolo sul cervello si esercita attraverso due distinti recettori, con effetti complessi e persino opposti su varie funzioni cognitive. In particolare, alti livelli di questo ormone surrenale possono danneggiare le strutture cerebrali e contribuire – attraverso diversi meccanismi – all’insorgenza di patologie neurodegenerative, fra cui il morbo di Alzheimer.
Ecco le principali indicazioni emerse dall’analisi critica della letteratura:
- elevati livelli di cortisolo si associano a un impoverimento delle funzioni cognitive complessive, e in particolare a un indebolimento della memoria episodica, del funzionamento esecutivo, del linguaggio, della memoria spaziale, della velocità di processamento e della cognizione sociale;
- in soggetti neurologicamente sani, elevati livelli di cortisolo correlano con un aumento del rischio di sviluppare un declino cognitivo, sino all’Alzheimer conclamato;
- i pazienti affetti da demenza o da compromissione cognitiva lieve (nota anche come “disturbo neurocognitivo minore”) hanno più elevati livelli di cortisolo nel fluido cerebrospinale dei controlli sani;
- elevati livelli di cortisolo correlano con un più rapido declino cognitivo nei soggetti con compromissione cognitiva lieve dovuta a morbo di Alzheimer, e con il delirio;
- alti livelli di cortisolo tendono anche ad amplificare l’impatto degli eventi stressanti; a favorire il neuroticismo, la depressione, i disturbi del sonno; a potenziare l’azione dei fattori di rischio cardiovascolari sulla performance cognitiva e sulla neurodegenerazione; a esercitare effetti tossici sull’ippocampo; a promuovere lo stress ossidativo e la tossicità del peptide beta-amiloide;
- il cortisolo, infine, è implicato nella patogenesi dell’infiammazione, nel funzionamento dei neurotrasmettitori e nella produzione dei fattori di crescita.
Da tale quadro emerge quindi con chiarezza l’importanza di tenere sotto controllo i livelli di cortisolo, attraverso le opportune terapie farmacologiche e soprattutto adeguati stili di vita.

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© 2019 - Prof. Alessandra Graziottin

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