17/01/2011

Troppi figli nati senza veri genitori


Direttore del Centro di Ginecologia e Sessuologia Medica H. San Raffaele Resnati, Milano


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Avere un figlio o essere genitori? La tragedia avvenuta a Bologna, in cui un bimbo di 20 giorni è morto di freddo e di stenti, merita una riflessione, dura e dolorosa, su un aspetto di cui non ho trovato traccia sui media. Il bimbo, gemello, era figlio di una coppia apparentemente senza dimora. Lui 42 anni, lei 35, con cinque figli da tre padri diversi: due sradicati e dati in affido; due ancora vivi in condizioni disperate, sulla strada; uno, il più fragile, morto di fame e freddo. Nel 2011. Perché il diritto ad avere un figlio biologico viene riconosciuto e protetto con una determinazione così forte e così applaudita, qualsiasi sia la condizione fisica, mentale, affettiva ed economica della madre e dei genitori? Mai come ora il diritto degli adulti di avere un figlio è stato così oppressivo del diritto dei bambini di avere dei genitori adeguati. Facciamo passare le forche caudine – di valutazioni, colloqui ed esami di idoneità – alle coppie che desiderano adottare. Priviamo genitori affidatari di qualità dei bambini che hanno amato con dedizione e tenerezza per ridarli a genitori biologici del tutto inadeguati se non francamente patologici. E continuiamo a consentire che possano avere ancora figli coppie del tutto inadeguate, come se il “volere un figlio” fosse in sé un diritto illimitato. Spesso nato più dal caso – rapporti non protetti, senza alcuna contraccezione – che non da una scelta, men che meno responsabile. E nessuno si interroga, si preoccupa, fa qualcosa di sensato se poi questi bambini dopo mesi e anni di incuria, di abbandono affettivo e accuditivo persistente, vengono dati in affido. Quel limbo terribile in cui si è sradicati da genitori biologici incapaci o francamente patologici, senza potersi radicare in una coppia capace di accogliere e amare, con la spada di Damocle di dover tornare nella famiglia biologica che nella maggioranza dei casi resta inadeguata in perpetuo, come ben dimostrano i dati italiani sull’affido.
Chiedo: perché il diritto ad avere figli biologici è così tutelato in questo Paese? Perché si parla tanto dei diritti dei bambini e non ci curiamo affatto delle condizioni prime in cui nascono, la qualità dei genitori biologici? Se una coppia è riconosciuta documentatamente inadeguata a educare e amare un figlio – perché con gravi deficit psichici, perché abusa dei piccoli in senso fisico e psichico, se non addirittura sessuale, perché drogata e così via, e ha già figli dati in affido – va messa in contraccezione blindata. Non dico sterilizzazione, per lasciare la piena reversibilità alla decisione, ma almeno contraccezione seria sì. Già una spirale, dispositivo intrauterino inserito subito dopo il parto e rimovibile dal medico in qualsiasi momento, eviterebbe il concepimento per 5 anni, con una sicurezza del 99%, limitando questo procreare a catena e almeno spaziando le nascite. Un “aver figli” frutto di un’istintualità casuale che non tiene in alcun conto il diritto del bambino di essere amato e accudito con un minimo di sicurezza e di qualità.
Quando succedono queste tragedie, tutti a dire “povero bambino” e “povera donna”. E prevenire no? A posteriori, tutti a chiedersi perché i servizi sociali non hanno fatto questo e quest’altro, com’è stato possibile che una coppia fosse lasciata in condizioni così estreme con una bimba di un anno e mezzo e due gemellini appena dimessi, senza una casa appena decente, in un inverno come questo. Sì, era Natale, e allora? Forse che le festività ci sollevano dalle nostre responsabilità professionali e morali? Ma, Natale o no, il punto forte e impopolare in questo Paese pro-figli biologici oltre ogni decenza, è questo: evitiamo inutili lacrime di coccodrillo sociali e parliamo in modo serio di contraccezione.
L’idea fa accapponare la pelle? E perché non ci fa inorridire di più il metterci nei panni di questi bambini? Meglio che una coppia venga aiutata a tenersi un figlio – se il problema è “solo” economico e non di più gravi inadeguatezze e incapacità strutturali affettive e di personalità – e poi messa in contraccezione sicura, piuttosto che consentire di averne cinque per disseminarli in giro come semi-orfani, farli vivere in condizioni atroci o vederli morire di stenti.
Perché abbiamo così paura di toccare il diritto ad avere figli sempre e comunque? Per buonismo? Per malinteso senso del diritto alla procreazione a tutti i costi, anche se poi pagano soprattutto i piccoli? Per vocazioni confessionali che hanno cara la norma ma non la pragmatica della carità? Un bimbo non nasce nell’iperuranio: non possiamo quindi tenere distinta la nascita – evento poetico e magnifico in sé – da il dove e con chi il bambino nasce. Non so come si possa trovare “immorale” l’idea della contraccezione (reversibile!), e non si trovi immorale il furto di vita, di amore, di speranza, di possibilità e di futuro che viene imposto a questi bambini, cui colpevolmente consentiamo di nascere in nidi vaganti pieni di spine, fino a morirne d’inedia o in un cassonetto. Fino a morirne affettivamente, se non fisicamente, per mancanza di cure responsabili e di amore.

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Parole chiave:
Abuso, molestie, stalking, violenza sessuale e domestica - Adozione e affidamento - Contraccezione ormonale - Etica e bioetica - Infanzia - Rapporti familiari - Riflessioni di vita


© 2011 - Il Gazzettino

ATTENZIONE: Ogni terapia va individualizzata e monitorata in ciascuna paziente dal medico specialista esperto nel campo. Queste schede informative non possono in alcun modo sostituirsi al rapporto medico-paziente, né essere utilizzate senza esplicito parere medico.