25/02/2008

Ordine dei medici e legge 194


Direttore del Centro di Ginecologia e Sessuologia Medica H. San Raffaele Resnati, Milano


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Ha fatto bene la Federazione degli Ordini dei Medici ad esprimersi, pacatamente e autorevolmente, in difesa della legge 194, del 22 maggio 1978? Ha fatto benissimo: innanzitutto perché è una legge dello Stato, che in trent’anni di applicazione ha dimostrato di essere un’ottima legge. I suoi effetti, in termini di prevenzione dell’aborto, sarebbero stati nettamente migliori se l’articolo 1 della stessa legge, relativo alla prevenzione dell’aborto (“che non è mezzo per il controllo delle nascite”) e l’articolo 15, relativo all’aggiornamento del personale sanitario e delle “persone interessate ad approfondire le questioni relative all’educazione sessuale [...] e ai metodi anticoncezionali” fosse stato applicato con l’impegno e il rigore che merita, grazie ad una capillare opera di formazione ed educazione alla contraccezione e alla procreazione responsabile. Secondo, perché l’articolo 5 prevede l’aiuto alla donna che sarebbe altrimenti costretta all’aborto da circostanze esterne sfavorevoli, di tipo economico o lavorativo. Terzo, perché è una legge approvata con un referendum popolare, ben trent’anni fa, quando l’anima cattolica era certamente più viva e forte. Cionondimeno, su un tema così delicato, già allora gli italiani si sono espressi con un’ammirevole indipendenza di giudizio e di coscienza: riconoscendo la verità dei conflitti che ogni donna si trova ad affrontare di fronte ad una gravidanza indesiderata; considerando la tragedia e i rischi – anche mortali – che ogni donna ha vissuto quando abbia affrontato un aborto clandestino; e giudicando l’aborto legale come il male minore. Quarto, perché la legge 194, all’articolo 9, riconosce pieno diritto ai cattolici e a quanti rispettino il concetto di vita fin dal concepimento di fare obiezione di coscienza. Quinto, perché con pari rigore, agli articoli 17, 18, 19 e 20, veglia sulla rigorosa applicazione della legge e persegue in modo preciso ogni violazione della legge stessa. Dunque non c’è nessun bisogno di rifare un referendum, perché questa legge punta sulla prevenzione, tutela la donna che sia in gravidanza in circostanze difficili, evita la clandestinità, riconosce libertà di coscienza nella sua applicazione e persegue con rigore ogni possibile abuso. Il problema allora non è la legge, ma la sua inadeguata applicazione.
Che cosa è successo in questi trent’anni? Di quanti hanno votato “Sì”, allora, molti si sono impegnati in una contraccezione rigorosa perché la possibilità legale dell’aborto restasse un’ipotesi cui non dover ricorrere mai. E infatti, rispetto ai primi anni di applicazione della legge, gli aborti sono più che dimezzati. Con un plateau, tuttavia, negli ultimi dieci anni, che anzi mostra oggi un’inversione di tendenza, nel senso dell’aumento degli aborti, nelle italiane al di sotto dei vent’anni e nelle immigrate tra i venti e i trent’anni. Perché, questo? Perché molti altri italiani, soprattutto con responsabilità politiche ed educative, hanno dormito, non si sono impegnati, hanno dimenticato, lasciando in una pericolosa ignoranza contraccettiva, in un’irresponsabilità inquietante, e in una solitudine esistenziale e decisionale, le generazioni più giovani e le immigrate. Il risultato è sotto gli occhi: oltre 356.000 pillole del giorno dopo consumate annualmente in Italia, con un incremento del 56,9% rispetto al 2001, anno di introduzione di questa pillola sul mercato italiano. Purtroppo, il 55% di queste pillole è consumato da ragazze tra i 14 e i 20 anni, che da sole ne consumano più che nei trent’anni successivi. E sono sempre le giovani italiane al di sotto dei vent’anni, come dicevo, a mostrare un aumento anche nel ricorso all’aborto chirurgico. Questo è il dato su cui riflettere e fare autocritica: il fallimento dell’educazione contraccettiva! Prendersela con la 194 è strumentale.
Perché allora tutta questa bagarre, proprio adesso, sulla legge 194, da parte di vari esponenti politici? Solo per conquistarsi il voto dei cattolici e il sostegno del clero. Ora che non c’è più un partito di riferimento, questo voto prezioso, per numeri e per aspirazione etica, viene conteso con toni esaltati e modi esasperati. Oltre che, spesso, con affermazioni ideologicamente distorte o, addirittura, non informate sul testo di legge e sulla diversità sostanziale tra una pillola contraccettiva, una pillola del giorno dopo e la pillola davvero abortiva, la RU-486. La pillola contraccettiva contiene estrogeni e progestinici, in varia combinazione; va usata quotidianamente, tranne la settimana di sospensione; mette completamente a riposo l’ovaio ed evita così l’ovulazione in modo assoluto, se usata correttamente. E’ il metodo di prevenzione della gravidanza per eccellenza. La pillola “del giorno dopo” consiste in due pillole di progestinico da utilizzare possibilmente entro 24, massimo 72 ore, da un rapporto a rischio. Interferisce con l’ovulazione e con la fecondazione, mentre è più discusso il possibile ruolo di interferenza con l’annidamento dell’uovo fecondato in utero. L’RU-486 contiene un anti-progestinico, che blocca i recettori per il progesterone, l’ormone che fa continuare la gravidanza. L’RU-486 impedisce chimicamente la crescita della pre-placenta e dell’embrione, e ne causa il distacco dalla parete interna dell’utero come in una mestruazione. Causa quindi un aborto chimico. E’ indicato nelle primissime settimane di gravidanza, non oltre la settima. Non è stato ancora approvato dall’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA). La sua prescrizione rientrerebbe comunque a tutti gli effetti nella legge 194, come alternativa precoce all’aborto chirurgico, effettuato invece tramite raschiamento o tramite “aspirazione”.
In realtà, basterebbe applicare la legge nella sua dimensione preventiva, con un obiettivo comune, a laici e cattolici: azzerare gli aborti. Non impedendoli in modo legale, per ricacciare le donne in una solitudine pericolosa, in mano a mammane e “cucchiai d’oro”, ma prevenendoli, con una contraccezione rigorosa ed efficace. Potenziando l’educazione sentimentale, oggi assente, e l’educazione sessuale e contraccettiva, in famiglia e a scuola. Educando ragazze e ragazzi, donne e uomini, all’assunzione di responsabilità nei confronti della salute propria e altrui. E nell’altrui includo il bambino dei sogni, che ha diritto di nascere desiderato, atteso e amato.

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Parole chiave:
Educazione sessuale e contraccettiva - Etica e bioetica - Interruzione volontaria di gravidanza (IVG) - Pillola abortiva - RU486


© 2008 - Il Gazzettino

ATTENZIONE: Ogni terapia va individualizzata e monitorata in ciascuna paziente dal medico specialista esperto nel campo. Queste schede informative non possono in alcun modo sostituirsi al rapporto medico-paziente, né essere utilizzate senza esplicito parere medico.