24/06/2019

Una nuova primavera per le «principesse»


Direttore del Centro di Ginecologia e Sessuologia Medica
H. San Raffaele Resnati, Milano


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Ogni donna ha una Principessa che abita al piano di sotto. Qualcuna lo sa, e la tratta col garbo e la cura che merita, fin da ragazza (prima ci pensa la mamma). Molte ci convivono in una quieta indifferenza, salvo preoccuparsi quando la poverina, trascurata e maltrattata, comincia a disperarsi a causa del dolore. Poco ascoltata, viene spesso curata in modo inadeguato, e così la sua infelicità finisce per coinvolgere tutto il corpo e la sua padroncina. Il colpo di grazia, però, glielo dà la menopausa. Lì la povera Principessa perde ogni allure e diventa una Cenerentola, triste e sola. Sciupata, sciupatissima, pallida, anzi quasi grigia, la pelle secca, fragile, che si taglia per un nonnulla. Ancora più trascurata, sia dalla sua padroncina, sia dai restauratori (i ginecologi) che dovrebbero prendersene cura, la misera diventa con gli anni una fonte di guai.
La malattia della Principessa (“Vulva”, “Vagina” o “Paperina” per gli amici) coinvolge anche la sua vicina più cara, la Contessa Vescica che abita lì vicino, e s’infiamma e brucia, tanto sta male. Succede nel corpo quello che succede nelle case. Senza manutenzione, senza cure di qualità quotidiane, più gli anni passano e più guai si accumulano. La Principessa chiede aiuto, inascoltata. La tristezza diventa una malattia, sempre più seria e avvilente. La Contessa Vescica perde gocce, senza più freni. I restauratori a quel punto hanno pronta l’etichetta, uguale, nella sostanza, a quella che si mette sulle case che crollano: “edificio pericolante”. Essendo restauratori professionisti, usano termini aulici, anche un po’ inquietanti: “Sindrome Genitourinaria della Menopausa, Genitourinary Syndrome of the Menopause, GSM”, espressione che ti fa venire la depressione. E fa passare ogni poesia residua anche al misero partner che ancora abbia qualche sogno residuo di intimità con l’amata Principessa.
Eppure basterebbe poco per rimetterla in forma. Gli amici estrogeni la terrebbero bene, come succedeva da giovane. E infatti le Principesse delle donne che li usano sono super felici. Ma la sola parola “estrogeni” a molte donne fa venire un’ondata di immotivato terrore. Cos’altro si può fare, allora, per non arrendersi a diventare Cenerentole sempre più tristi? Ecco la novità (sono una restauratrice attenta e ottimista). Da qualche giorno è disponibile anche in Italia un rimedio che fa manutenzione ordinaria e straordinaria per l’amata Principessa e per la sua vicina. Con tante più possibilità di rimetterle a nuovo quanto prima si intervenga, dopo la fatidica girata di boa data dalla sciagurata menopausa. Il principio attivo si chiama “prasterone”: è un ormone di sintesi, uguale al deidroepiandrosterone biologico (DHEA), che è prodotto per l’80% dal surrene e per il 20% dall’ovaio. Insieme a suo cugino, il testosterone, nella donna raggiunge i massimi livelli di produzione e azione biologica a vent’anni. A cinquant’anni una donna ha perso il 60-70% del suo DHEA (oltre al 50% del testosterone).
Perché quest’ormone è così prezioso? E’ il grande genitore di tutti gli ormoni sessuali, tra cui gli estrogeni, il progesterone e il testosterone. La perdita si ripercuote su tutto il corpo, ma in particolare sulla Principessa e la sua vicina. Ed ecco le buone notizie per tutti gli innamorati dopo gli “anta” (mariti, questa è un’anteprima da non perdere!). Il prasterone ha una particolarità, scoperta dal professor Fernand Labrie, canadese, che l’ha studiato a fondo: entra nelle cellule, per esempio vaginali (usando una tavoletta da 6,5 mg ogni sera). Lì viene attivato a estrogeni e testosterone: fa così il suo lavoro, e il codice genetico fa produrre nuove proteine e strutture per il rinnovamento di tutte le componenti che fanno parte della parete della vagina, tra cui mucosa, collagene, vasi e nervi. Finito il lavoro, questi ormoni vengono inattivati dentro la stessa cellula, con un processo chiamato “intracrinologia” dal professor Labrie: nel sangue vengo riversate solo molecole inattive. L’effetto locale è duplice: il prasterone fa il pompiere, nel senso che abbassa l’infiammazione locale (che i restauratori chiamano “vaginite atrofica” e che fa parte della GSM). E il ricostruttore, perché rinnova tutta l’architettura cellulare. La Principessa pian piano torna paffuta, e, se si è intervenuti presto, perfino sontuosa. Il severo ente di controllo americano, la Food and Drug Administration (FDA) lo ha approvato senza black box, ossia senza note di pericolo, e senza limiti di tempo nell’uso. Principesse, può tornare primavera!

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Parole chiave:
Atrofia vulvovaginale - DHEA (deidroepiandrosterone) / DHEA-S (deidroepiandrosterone solfato) - Estrogeni / estradiolo / estriolo - Intracrinologia - Menopausa / Sintomi menopausali - Prasterone - Sindrome genito-urinaria della menopausa - Testosterone


© 2019 - Il Gazzettino

ATTENZIONE: Ogni terapia va individualizzata e monitorata in ciascuna paziente dal medico specialista esperto nel campo. Queste schede informative non possono in alcun modo sostituirsi al rapporto medico-paziente, né essere utilizzate senza esplicito parere medico.