08/02/2010

Tentazioni e rischi delle cure estetiche


Direttore del Centro di Ginecologia e Sessuologia Medica H. San Raffaele Resnati, Milano


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Mantenersi giovani? Diventare più belle (e belli)? La tentazione è forte. Per se stessi, perché l’immagine che vediamo allo specchio è un testimone severo. E perché lo specchio sociale è sempre più sensibile alla bella immagine di sé e più aggressivo nei confronti dell’invecchiare. Il nostro volto racconta impietoso del tempo che passa, dei danni che il sole – amante insidioso e fugace – ha graffiato sulla pelle, dello stress e del dolore che ha segnato i nostri giorni, della gioia anche, se rughette allegre sorridono ai lati degli occhi. I segni si accumulano e appesantiscono il viso e l’anima. Perché non farsi un ritocchino, una punturina, un intervento leggero, per tirarsi su e che male, tanto, non fa? Qui sta il rischio. Perché intervento “minimo” non significa che i pericoli siano assenti. In realtà, lo studio di 1500 persone che, dopo un “ritocchino” al viso, si sono dovute rivolgere per cure al Centro Interuniversitario di Dermatologia Biologica di Firenze, rivela che il 5% delle persone che fanno un “filler” antirughe presenta effetti collaterali da lievi a gravi. Di questi, il 40% presenta granulomi, ossia una risposta infiammatoria locale eccessiva e abnorme, che può portare ad esiti cicatriziali più deturpanti della ruga che si voleva assottigliare. Il 28% presenta la riaccensione di un herpes labialis: come se il filler fosse stato percepito come un’aggressione, uno stress che abbassa le difese immunitarie locali e favorisce il riattivarsi di un virus già presente ma dormiente. Il 20% presenta un’infezione batterica, il che solleva seri dubbi sulla qualità delle norme igieniche seguite per effettuate l’iniezione. Il 12% presenta addirittura un ascesso, complicanza inaccettabile. Il problema non è marginale, se si pensa che in Italia circa 1.500.000 donne e 500.000 uomini richiedono un “ritocchino” ogni anno. Non solo: in 5 anni, l’età media è scesa dai 40 ai 30 anni, il che fa prevedere un’enorme incremento della domanda, che già oggi crea un giro d’affari di oltre 200 milioni di euro. Dato curioso: due persone circa, su dieci, diventano “dipendenti” dalla cura estetica, che inizia magari con il filler e continua poi con tutte le “plastiche” più varie, dalla blefaro alla labioplastica, dalla mammo alla rinoplastica e così via. Con una compulsione inquieta e insoddisfatta, che può diventare un’ossessione. E con una distorsione progressiva del volto e del corpo, che riverbera sull’immagine di sé, disturbandola e rendendola più infelice. Con una frustrazione intrisa di rabbia e solitudine, quando la vittima dell’effetto collaterale si confronta con i volti e i corpi levigati e splendenti di chi, da filler e chirurgia, ha avuto risultati magnifici.
Come evitare i danni? Innanzitutto rivolgendosi a centri qualificati, con medici specializzati in dermatologia e/o chirurgia estetica. Secondo, utilizzando prodotti di assoluta qualità, senza fidarsi di cure a basso costo che spesso creano il margine di guadagno utilizzando filler di scarsa qualità, con materiale non sufficientemente qualificato e/o con conservanti di qualità scadente. O, ancora, tenuti in ambulatorio senza rispettare le norme di temperatura richieste per una conservazione ottimale. Scadimenti di qualità che possono tradursi in severe reazioni avverse. Purtroppo non esiste in Italia una normativa che verifichi e garantisca la qualità dei filler, come invece fa la Food and Drug Administration (FDA), il severo ente di controllo americano per farmaci e alimenti. Con il risultato che, se negli USA i filler verificati e approvati sono sette, in Italia ne abbiamo sul mercato oltre 150, non certificati, del più vario livello qualitativo. Con rischi evidenti per il consumatore.
Infine, è essenziale ascoltare la motivazione che ci porta a ricercare la cura estetica. Sì alla scelta che nasca in un momento sereno, da un fatto obiettivo: una o più rughe che possiamo attenuare scegliendo bene una consulenza medica di qualità. No alla cura estetica, dal filler alla chirurgia di lifting più estesa, che nasca in un momento di depressione, di crisi, di disamore, che più facilmente può portare a scegliere interlocutori impreparati se non peggio. Belle e belli sì, ma con prudenza e misura.

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Parole chiave:
Chirurgia estetica / Lifting - Immagine corporea


© 2010 - Il Gazzettino

ATTENZIONE: Ogni terapia va individualizzata e monitorata in ciascuna paziente dal medico specialista esperto nel campo. Queste schede informative non possono in alcun modo sostituirsi al rapporto medico-paziente, né essere utilizzate senza esplicito parere medico.