25/11/2013

Prostituzione minorile: la misura di un uomo


Direttore del Centro di Ginecologia e Sessuologia Medica H. San Raffaele Resnati, Milano


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Pagare una minorenne per sentirsi maschio: è questa la misura di un uomo? Perché uomini di tutti i livelli sociali, ma soprattutto quelli che hanno maggiori disponibilità economica, cercano proprio le ragazzine? Una scelta che è un reato, diversamente dalla prostituzione adulta, che rientra nel libero (quando lo sia) uso commerciale del proprio corpo. Le motivazioni, consce e inconsce, sono diverse. Descrivo per capire. Nessuna giustificazione.
La prima ragione è la ricerca di corpi giovani, di “carne fresca”, come molti dicono in gergo: espressione brutale che indica la reificazione del corpo della ragazzina, ridotto a oggetto sessuale e oggetto commerciale, come una bambola senza anima né cuore né più dignità. Questo aumenta l’eccitazione: questione di feromoni, al loro picco nelle giovani; questione di trasgressione, di esaltazione di affondare nel proibito.
La seconda è il bisogno di avere un potere “maschio” che questi uomini evidentemente non riescono più a sentire nella relazione paritaria con una donna adulta. Possono avere due lauree, alti guadagni, successo imprenditoriale e professionale: ma se un uomo ha bisogno di pagare una piccola per sentirsi maschio potente, vuol dire che le crepe del suo Io sul fronte della mascolinità sono profonde, indipendentemente da quel che si racconta o dice ai compari di abuso. Questo potere, questo ascendente, viene spesso amplificato dall’uso della cocaina. Che diventa un pericolo devastante per la ragazza (ma anche per il ragazzino, in caso di prostituzione minorile omosessuale). La cocaina amplifica nel cervello il piacere del sesso, creando una dipendenza dalla gratificazione fisica e mentale che la ragazzina può provare nell’illusione di controllare un gioco di seduzione pericoloso. Mentre in realtà viene lesa sempre più la sua capacità di giudizio, di autonomia, di dignità. Il giorno dopo l’uso di droga, il contraccolpo depressivo la porta a cercarne un’altra dose, a vendersi per meno, ad accettare comportamenti sempre più degradanti. All’inizio lei può credere di aver scelto la prostituzione “per un po’” fra tanti (e migliori) destini, che richiedono però studio, impegno e disciplina. Ma se prova ad uscirne, modi persuasivi come percosse, ricatti o stupri di gruppo la convinceranno che dal quel giro lei non può più uscire.
La terza ragione di questi uomini è l’illusione che la ragazzina sia più sana: in realtà, con questi livelli di promiscuità e un sesso spesso non protetto dal profilattico, mai usato nei rapporti orali e anali, e poco usato anche in quelli vaginali, significa che queste ragazze diventano a loro volta dei ricettacoli infettanti. Questo aumenta un altro rischio di cui nessuno parla. Quando questi uomini formalmente normali, o peggio “perbene”, tornano a casa, possono infettare compagne, mogli, fidanzate del tutto ignare del lato oscuro del proprio uomo. E’ meglio alzare le antenne: fidarsi, ormai, è un lusso pericoloso.
La quarta ragione è la banalizzazione: «Quante storie, è solo un gioco antistress! Lavoro come un dannato, mi stresso come nessuno, mezz’ora facile, che pago: io mi rilasso, lei guadagna. Dov’è il problema?». Il problema è la completa negazione dell’abuso implicito proprio nel ricorso ad una minorenne.
Il quinto motivo è il gusto della profanazione, la voglia di essere “i primi”, o quasi, che può arrivare al sadismo: è in aumento la richiesta di ragazze vergini e sempre più giovani, fino alla franca pedofilia quando si tratti di bambine o bambini prepuberi. Il mercato dell’abominio non ha limiti.
La sesta e più insidiosa ragione, denominatore comune di tutte le precedenti, è l’uso del denaro come fattore di legittimità: «Siccome pago e lei ci sta, dov’è il problema?». Come se il denaro in sé, e la collocazione commerciale e strumentale della questione, fossero una patente di diritto. Come se il pagare derubricasse l’uso sessuale di una minorenne dall’ambito del reato e dell’abuso e lo rendessero normale, ancor più in una società in cui il diritto narcisistico al proprio piacere non ha più limiti né regole.
In sintesi, un uomo che cerca una minorenne può raccontarsi quello che vuole: resta un infame.

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Parole chiave:
Adolescenti e giovani - Cocaina - Infanzia - Malattie sessualmente trasmesse - Pedofilia - Prostituzione / Prostituzione minorile - Riflessioni di vita


© 2013 - Il Gazzettino

ATTENZIONE: Ogni terapia va individualizzata e monitorata in ciascuna paziente dal medico specialista esperto nel campo. Queste schede informative non possono in alcun modo sostituirsi al rapporto medico-paziente, né essere utilizzate senza esplicito parere medico.