26/05/2010

Insonnia e depressione: quando l'una scatena l'altra


Direttore del Centro di Ginecologia e Sessuologia Medica H. San Raffaele Resnati, Milano


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“Mia figlia ha 22 anni, è al terzo anno di università. Da un anno il suo carattere è peggiorato, è irritabile, nervosa, aggressiva. Per me è anche depressa. Non dà più esami, ma sta su fino a tardi alla notte, leggendo o andando su Internet. Secondo me dorme troppo poco e questa carenza di sonno le sta peggiorando il carattere. Io sono convinta che questa mancanza di sonno sia pericolosa. Lei che cosa ne pensa?”.
Francesca L. (Sassari)

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Gentile signora, lei ha ragione a preoccuparsi per la carenza di sonno di sua figlia. E condivido volentieri questa riflessione con tanti altri genitori, preoccupati per la depressione e/o l’aggressività dei loro figli, ma che non hanno colto il potente legame tra carenza di sonno e salute della mente. Carenza di sonno che può nascere da una riduzione volontaria delle ore di riposo, perché a torto si ritiene il sonno “tempo buttato”, non cogliendone il ruolo preziosissimo e non vicariabile per la salute fisica e psichica. Oppure perché si soffre di insonnia involontaria, per difficoltà ad addormentarsi, risvegli precoci, scarsa qualità del sonno.
Molti studi indicano che ben il 90% delle persone depresse soffre anche di insonnia. E come l’insonnia possa:
a) aumentare di 3.5 volte il rischio di sviluppare progressivamente una depressione, come lei teme stia succedendo a sua figlia;
b) prolungare la durata di una depressione già comparsa;
c) favorire le recidive di depressione anche quando si è già in terapia antidepressiva.
Inoltre, sintomi specifici dell’insonnia, come i risvegli notturni con successiva difficoltà a riprendere il sonno, sono più associati al rischio di depressione. In positivo, rispettare le ore di sonno (negli adolescenti e giovani adulti, 8 ore di sonno per notte) e/o curare bene l’insonnia riducono il rischio di depressione.

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Perché l'insonnia può dare depressione?

La carenza di sonno, e l’insonnia involontaria, possono agire_
- come fattori che predispongono alla depressione, perché determinano carenza di serotonina, il neurotrasmettitore che regola il tono dell’umore, e aumento dei neurotrasmettitori eccitatori che determinano irritabilità e aggressività;
- come fattori che scatenano, o precipitano la depressione;
- o come fattori che la mantengono, dopo che si è instaurata.
Inoltre, la carenza di sonno e l’insonnia, riducendo la qualità del riposo notturno, pregiudicano il recupero di energia vitale che un buon sonno regala, facilitando quella stanchezza cronica che è il correlato biologico della depressione. Anche la depressione può scatenare insonnia, in un circolo vizioso che va compreso e curato con attenzione.
Parli con suo marito e, insieme, con vostra figlia. La sua salute mentale è un bene troppo prezioso per trascurarlo! E’ indispensabile ridare al sonno il tempo necessario, e iniziare una terapia farmacologica per affrontare il binomio insonnia-depressione. In parallelo, una psicoterapia mirata potrebbe aiutare sua figlia ad affrontare i problemi che in questo periodo stanno usurando la sua energia vitale e la sua capacità di dormire un sonno profondo e riposante.

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Prevenire e curare – Come capire se l'insonnia sta favorendo la depressione?

Due domande possono immediatamente allertarci su questo rischioso binomio:
- la prima è: “Quanto si sente assonnato/a durante il giorno?”. La sonnolenza diurna è infatti un semaforo rosso che si accende sulla quantità e qualità del nostro sonno e del riposo che da esso dipende. L’insonnia causa stress biologico e aumenta le molecole infiammatorie che inondano il cervello, aumentando il rischio di depressione;
- la seconda, altrettanto importante, è: “Ha difficoltà ad addormentarsi?”. Se sì, la depressione è in agguato!

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Parole chiave:
Depressione / Tono e disturbi dell'umore - Sonno, insonnia e disturbi del sonno


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ATTENZIONE: Ogni terapia va individualizzata e monitorata in ciascuna paziente dal medico specialista esperto nel campo. Queste schede informative non possono in alcun modo sostituirsi al rapporto medico-paziente, né essere utilizzate senza esplicito parere medico.