28/09/2015

I chiaroscuri della fecondazione eterologa - Per il donatore


Direttore del Centro di Ginecologia e Sessuologia Medica
H. San Raffaele Resnati, Milano


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Che cosa significa avere un figlio non proprio dal punto di vista genetico? La fecondazione eterologa scompagina tutti i grandi copioni riproduttivi millenari. Avere un figlio ha indicato nei millenni una partecipazione biologica, carnale, diretta e immediata, dall’atto sessuale al concepimento, fino al parto. La continuità dei propri geni era nella verità della carne. La certezza biologica, peraltro, era sul fronte materno, come ben avevano stigmatizzato i Romani con il loro pragmatismo: «Mater semper certa (est), pater unquam», la madre è sempre certa, il padre mai. Il tutto nell’oscuro dei segreti d’alcova, o delle violenze altrui mai svelate, per fondato timore di più gravi ritorsioni. La violenza del controllo maschile sulla sessualità e fertilità della donna ben dimostra quanto la paura sulla possibilità che il figlio non sia proprio abbia sempre agitato l’inconscio e i sonni degli uomini e indotto comportamenti restrittivi e punitivi, a volte, ancor oggi, feroci.
Nella fecondazione eterologa, con gameti (ovociti o spermatozoi) donati (in realtà comprati), si aprono scenari diversi. La coppia sceglie e decide, con chiarezza reciproca, di ricorrere alla donazione di uno, o entrambi i gameti, nell’impossibilità di avere un figlio geneticamente proprio. Ma ci sono anche un donatore o una donatrice che diventano genitori biologici senza alcuna partecipazione carnale, per denaro e/o per aiutare il prossimo. Donatori che forse non hanno mai pensato a quanti figli, al 50% loro, realmente potrebbero nascere.
Che cosa significa questo per i donatori? Per la coppia che cerca la donazione, per lui, per lei, per le famiglie d’origine? E per il bambino, quanto importante è conoscere le proprie radici? Vediamolo insieme, a puntate, grazie ai dati presentati all’ultimo Congresso Mondiale di Ginecologia (Controversies in Obstetrics, Gynecology and Infertility, COGI), tenutosi in questi giorni a Budapest; all’incontro con Wendy Kramer, autrice di “Finding our families” e ai dati raccolti nel sito da lei fondato: “donorsiblingregistry.com”. Un sito in cui si ritrovano 46.000 (!) donatori, genitori e bambini nati da fecondazione eterologa da più di 40 nazioni. Più di 12.000 donatori, figli biologici e relative famiglie si sono incontrate in 15 anni di attività. Una miniera di informazioni, ma anche di riflessioni su molti aspetti critici e trascurati della fecondazione eterologa.
Alcuni dati: un donatore può fare 3 donazioni di sperma a settimana, con un contratto annuale o pluriennale. Negli Usa, con un guadagno di circa 1.400 dollari al mese. Molto, visto che non ci sono rischi di salute personali. Non a caso una pubblicità per la ricerca di donatori recita: «Perché no? Puoi guadagnare bene con quello che normalmente fai gratuitamente». La prima motivazione per la donazione di sperma? Il denaro. La seconda? Aiutare chi non può avere figli. Ufficialmente, da queste donazioni pagate potranno nascere da 3 a 25 figli biologici. Ma se lo sperma è molto fertile, di ottima qualità, si può arrivare a 75 figli documentati o più. Si parla di oltre 200. Senza saperlo, uno diventa il patriarca biologico di una tribù sconosciuta. E se è portatore di malattie a comparsa più tardiva rispetto a quella della donazione? Si moltiplicheranno i figli biologici affetti in età adulta.
La donatrice di ovuli deve invece sottoporsi a un percorso medico molto più impegnativo: una forte stimolazione ovarica per far maturare 10, 20 o anche 30 follicoli (invece dell’uno-due normali) così da raccogliere un numero congruo di ovociti da fecondare in vitro. Il prelievo avviene in anestesia, con ospedalizzazione. E con il rischio della sindrome da iperstimolazione ovarica, severa nell’1% dei casi, media nel 25-30%: con ritenzione idrica, versamento addominale e pleurico, rischio di trombosi. Per questo il compenso è molto più alto: per ogni ciclo in stimolazione varia da 5.000 a 20.000 dollari.
Le donazioni, specie negli USA, si basano sull’anonimato, una scelta che viene messa in discussione per alcune ragioni: il diritto del bambino di conoscere padre o madre biologici; l’importanza di avere informazioni mediche e psicologiche accurate; ma anche di sapere, di avere la tracciabilità, di tutti i figli biologici nati da un soggetto. Un donatore può anche essere disponibile a incontrare uno, due, cinque figli biologici. Ma venti? Settanta? Umanamente impossibile.
Certo, in futuro la possibilità di avere gameti (ovociti e spermatozoi) dalle proprie staminali renderà la eterologa obsoleta. Ma intanto, le implicazioni mediche, psicologiche, affettive ed etiche meritano certamente una riflessione condivisa. L’anonimato del donatore, della donatrice, è giusto o no?

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Parole chiave:
Donazione di sperma - Etica e bioetica - Fecondazione assistita - Fecondazione eterologa - Gravidanza - Ovodonazione - Riflessioni di vita


© 2015 - Il Gazzettino

ATTENZIONE: Ogni terapia va individualizzata e monitorata in ciascuna paziente dal medico specialista esperto nel campo. Queste schede informative non possono in alcun modo sostituirsi al rapporto medico-paziente, né essere utilizzate senza esplicito parere medico.