05/04/2016

Emergenza Zika: tutto ciò che occorre sapere per evitare e prevenire il contagio


Direttore del Centro di Ginecologia e Sessuologia Medica
H. San Raffaele Resnati, Milano


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“Io e mia moglie avevamo programmato un bel viaggio in Brasile. Siamo sposati da due anni, e stiamo cercando un figlio con tanto desiderio tutti e due. Abbiamo però sentito notizie allarmanti su un virus pericoloso per le donne in gravidanza. Che cosa ci consiglia di fare? Rinunciare al viaggio? Esiste un vaccino?”.
Carlo e Francesca (Monza)

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Avete ragione a essere preoccupati e a porvi queste domande, gentili amici! Esiste infatti un’infezione causata dal virus ZIKA, pericolosa per le donne gravide. Originario dell’Africa e dell’Asia equatoriale, noto fin dagli anni Cinquanta, questo virus si è poi diffuso alla Polinesia francese, con epidemie locali nel 2007 e nel 2013, e all’America Centrale. Da lì, nel Sud America. Ora è presente in ben 24 nazioni, soprattutto nella zona equatoriale, fino a tutto il Brasile: una vera pandemia! Pensarci prima di un viaggio è segno di grande responsabilità, anche verso il bambino che verrà! Bravi!

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Le ragioni del corpo: i danni causati dal virus Zika

Il virus Zika è trasmesso attraverso la puntura di una zanzara (Aedes mosquitoes). Il passaggio da una persona all’altra avviene di regola se c’è la zanzara a fare da vettore.
Danni agli adulti
Agli adulti colpiti causa pochi sintomi simil-influenzali (lieve febbre e astenia, cefalea, dolori articolari) che scompaiono nel giro di alcuni giorni. Interessante: solo nel 20% delle persone che lo contraggono, il virus sviluppa sintomi.
Tra i possibili, rari esiti a lungo termine negli adulti c’è una malattia neurologica, la sindrome di Guillain Barré. E’ una malattia autoimmune, con una fase acuta che si manifesta con una rapida paralisi generale di tutta la muscolatura corporea, perfino dei muscoli respiratori, al punto da richiedere l’intubazione. La malattia può poi lentamente migliorare oppure lasciare esiti permanenti. La correlazione non è stata ancora provata in modo certo, ma il dubbio è inquietante. Non ultimo, anche se la trasmissione principale è attraverso la zanzara, è stato descritto nel 2009 un caso di trasmissione sessuale, dal marito biologo alla moglie.
Danni al feto
Il virus Zika attraversa la placenta e infetta il feto, a cui causa danni gravissimi. Contratto nelle prime 16 settimane di gravidanza (quando si formano il cranio, il cervello e il midollo spinale) provoca "microcefalia": il cranio si sviluppa poco e male, il cervello è molto ridotto soprattutto nella parte della corteccia, con conseguente ritardo mentale grave e complicanze serie fino alla morte. Comunque, per ora, si considera che il feto sia vulnerabile durante tutta la gravidanza.
Nell’ultimo anno, tra ottobre 2015 e gennaio 2016, in soli tre mesi ben 4000 bambini sono nati con questo drammatico quadro anche in Brasile. Una tragedia immane!

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Come prevenire l'infezione?

Per il virus Zika non ci sono al momento né vaccini né cure.
Il governo di El Salvador ha raccomandato alle donne del Paese di evitare gravidanze per almeno due anni. Raccomandano di posporle anche Colombia, Equador, Jamaica. E’ una misura eccessiva o adeguata? La ritengo adeguata perché il virus Zika è pericoloso per le donne gravide e sono ancora troppe le cose che non sappiamo. Due anni sono il tempo prudenziale ritenuto necessario per mettere a punto un vaccino e/o cure adeguate.
Prevenire una gravidanza con contraccezione blindata è una prevenzione primaria per evitare quindi di contrarre in gravidanza questo temibile virus, per il quale non esistono per ora cure di sorta.

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Che cosa non sappiamo

- Il periodo di incubazione: è probabile sia di pochi giorni, ma non v’è certezza sull’intervallo minimo e massimo entro il quale l’infezione dà segni clinici.
- Una persona su cinque colpite sviluppa l’infezione: che cosa facilita l’aggressione del virus e che cosa protegge l’80 percento che non sviluppa sintomi?
- La donna gravida che trasmette il virus al feto appartiene al 20% che sviluppa l’infezione, con sintomi simil influenzali, o la mamma può non manifestare segni clinici ma trasmettere ugualmente il virus al feto che potrebbe invece subirne i danni? La questione è delicatissima!
- Quali sono le settimane di gestazione a massimo rischio di danno fetale? Nel dubbio, le raccomandazioni del Center for Disease Control di Atlanta (USA) sono estese a tutta la gravidanza.
- Perché e con quale meccanismo il virus Zika può ledere lo sviluppo del foglietto neuroectodermico, ossia l’epitelio che dà origine al cervello e al cranio dell’embrione e poi del feto? (si parla infatti di “neurotropismo”, ossia di affinità elettiva di questo virus per le cellule nervose)
- Il danno al cervello e al cranio è l’unica conseguenza (peraltro gravissima), o ci sono altre lesioni magari meno evidenti alla nascita, ma che potrebbero dare traccia di sé più tardiva (per esempio a carico del midollo spinale)?
- Oltre a questi danni neurologici clamorosamente evidenti, ci sono altre conseguenze a medio-lungo termine a carico di altri organi e funzioni? Per esempio, a carico del cervello viscerale, ossia della parte del sistema nervoso che interessa tutti i visceri?
- Un’infezione nel neonato che viva in aree a rischio, per puntura di zanzara infetta dopo la nascita, può dare problemi neurologici data la fragilità del cervello del neonato? Attenzione peraltro a non usare repellenti nei piccoli almeno fino a due mesi di età (per evitare che il danno tossico chimico sia peggiore del rischio di puntura). Meglio usare le zanzariere sul lettino 24 ore al giorno, nonché alle finestre di casa, e vivere se possibile in ambienti condizionati.

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Come si fa a sapere se si è contratto il virus?

Purtroppo non esistono in commercio test diagnostici per il virus. La diagnosi viene fatta solo in centri di ricerca superspecializzati (per esempio nei laboratori del Center for Disease Control di Atlanta), attraverso test che cercano il codice genetico del virus o attraverso gli anticorpi per riconoscere le difese che il corpo sta mettendo in atto. E’ possibile che nel giro di qualche mese questi test siano disponibili almeno nei grandi ospedali.

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Perché parlarne?

Perché è bene che tutte le donne, anche italiane, che si recano in quei Paesi per lavoro o turismo effettuino una contraccezione sicurissima, onde evitare di contrarre, inconsapevoli, un virus pericolosissimo per il bimbo, per una “banale” puntura di zanzara infetta.
Questa raccomandazione è stata effettuata a gennaio 2016, poche settimane fa, dai Centers for Disease Control and Prevention di Atlanta, ente di autorevolezza mondiale nell’ambito delle malattie infettive. A dicembre 2015 l’aveva già fatto anche il Centro Europeo per la prevenzione delle malattie infettive.
Una contraccezione sicura – a scelta con pillola, anello o cerotto contraccettivo, spirale intrauterina o impianto sottocutaneo – è la migliore condizione per viaggiare tranquille nei Paesi il cui il virus è ormai diffuso. Soprattutto in viaggio di nozze o comunque se si desidera un bimbo. E’ meglio rimandare il concepimento a dopo che si è tornati a casa, meglio dopo aver aspettato qualche mese per essere certi di non avere contratto il virus!
Tanto più che le Olimpiadi di Rio arriveranno tra quattro mesi. E’ d’obbligo una contraccezione consapevole, per chi ci vada. Atlete in primis. Alcune Nazioni hanno dato facoltà di scelta alle loro atlete se partecipare o rinunciare. Atlete o spettatrici o semplici turiste, nel dubbio o nella certezza di una gravidanza iniziale, è meglio restare a casa. La prudenza non è mai troppa, in situazioni così incerte. Nel caso, so che alcune compagnie aeree rimborsano il biglietto se la donna è già incinta.
In positivo, non ci sono segnalazioni di rischi per le gravidanze successive, se la donna ha già superato l’infezione. Buon viaggio, magari da un’altra parte del mondo!

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Parole chiave:
Gravidanza - Malformazioni - Rischio ostetrico - Zika virus


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ATTENZIONE: Ogni terapia va individualizzata e monitorata in ciascuna paziente dal medico specialista esperto nel campo. Queste schede informative non possono in alcun modo sostituirsi al rapporto medico-paziente, né essere utilizzate senza esplicito parere medico.