10/12/2011

Cocaina, killer del cuore (e non solo)


Direttore del Centro di Ginecologia e Sessuologia Medica H. San Raffaele Resnati, Milano


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“Ho 21 anni e da pochi giorni sono tornata dal mare, dove ho conosciuto dei ragazzi della mia città. Tutta gente simpatica, che vorrei continuare a frequentare. Ma una sera, in discoteca, ho visto girare della cocaina. So che, se li rivedo, prima o poi me la offriranno. Come mi devo regolare? Da un lato sarei curiosa, ma ho anche letto delle cose tremende sugli effetti che può avere… Saranno tutte vere? La coca fa davvero così male?”.
Sveva (MI)

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Sì, Sveva: la cocaina è proprio pericolosa come si dice, e può essere addirittura fatale, anche la prima volta che la si assume! Il mio consiglio è quindi di stare all’erta, e di rifiutare con decisione ogni offerta di questo tipo. E magari di cercarti altre compagnie, per l’autunno… Ma vediamo insieme perché questa sostanza è così utilizzata e, al tempo stesso, così dannosa per la salute.
La cocaina agisce sui livelli di dopamina, un neurotrasmettitore che opera in tre aree cerebrali: la via appetitiva, che governa il desiderio fisico e mentale, l’estroversione, la voglia di fare e di esplorare; l’area motoria; e l’area che governa il pensiero logico-lineare. L’effetto sulla via appetitiva, in particolare, si traduce in quella brillantezza, in quella capacità di sostenere la fatica e la carenza di sonno, in quell’apparente efficienza che afferra chi sia sotto l’effetto della sostanza. Ma il conto da pagare, in termini di rischi per la salute, è altissimo da subito.
La cocaina ha infatti una specifica tossicità per il muscolo cardiaco e i vasi sanguigni, in particolare quelli del cuore (coronarie) e quelli cerebrali. Può quindi causare danni molto gravi, come l’infarto miocardico e l’ischemia miocardica. Inoltre, con l’uso cronico, può provocare aterosclerosi, miocardiopatia, aritmie e ipertensione grave, che a sua volta può causare emorragie cerebrali.
La tossicità della cocaina dipende da molti fattori: innanzitutto da come è tagliata e da come la si assume; e poi dai livelli di stress personale. Molti pensano che sniffarla sia come fumarla ed esponga a rischi minori rispetto all’iniezione endovena. Errore: per quanto incredibile possa sembrare, la mucosa nasale è molto estesa (1,5 metri quadrati finemente ripiegati su se stessi), ed è ricchissima di recettori olfattivi direttamente collegati con il cervello: l’assorbimento nasale è quindi veloce come un proiettile, e le concentrazioni di coca nel sangue raggiungono il picco di pericolosità già dopo 30-60 minuti, anche se una tossicità tardiva, dopo qualche giorno, è sempre possibile.
La cocaina è nemica del cuore per una complessa serie di fattori. Da un lato, ha un potente effetto neurochimico sui recettori alfa e beta adrenergici, e causa quindi un aumento della frequenza del battito cardiaco e della pressione arteriosa: entrambi accrescono la richiesta di ossigeno da parte del cuore. Purtroppo, però, l’effetto alfa adrenergico causa anche un vasospasmo coronarico, che invece riduce l’apporto di sangue, e quindi di ossigeno, al muscolo cardiaco. A questo punto, affamato e al tempo stesso privato del prezioso ossigeno, il povero miocardio va in sofferenza (angina): se la situazione persiste, il danno per il cuore diventa irreversibile e si ha il vero e proprio infarto. Quando ad essere coinvolta è un’area limitata, il danno può non dare sintomi (si parla allora di “infarto silente”) ed essere in parte recuperato. Se invece l’infarto è massivo, come succede soprattutto nei giovani come te, l’esito è quasi sempre una morte rapida. La controprova? Il 90% dei soggetti con sofferenza cardiaca da cocaina mostra un danno biologico rilevabile dall’elettrocardiogramma. E non è vero che il danno si verifichi solo ad alte dosi: anche quantità minime possono provocare una lesione cardiaca, anche la prima volta.
Quindi, cara Sveva, se tieni alla salute evita questa pericolosissima tentazione e non farti travolgere da un malinteso senso di appartenenza e imitazione: sono ben altre le cose che danno sapore alla vita, e la rendono ricca e piena. Ti auguro di cuore un autunno ricco di esperienze positive, amicizie autentiche e… in perfetta salute!

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Polvere bianca in rapida diffusione

Le italiane che assumono cocaina e che lo scorso anno hanno chiesto aiuto medico o psicologico sono 27.000. Un numero altissimo, ma è probabile che molte altre non abbiano ancora accusato sintomi gravi, e non sentano quindi la necessità di un intervento specialistico.
La coca è in ascesa fra le donne di ogni classe di età, giovani e meno giovani, e nel 75% dei casi risulta associata all’abuso di alcol: un mix micidiale, perché determina la formazione del “coca-etilene”, una sostanza che prolunga gli effetti tossici di entrambi soprattutto nelle donne che hanno un deficit fisiologico dell’enzima che metabolizza l’alcol.
Ma il dato forse più inquietante è che il 5% delle donne incinte fra i 15 e i 44 anni dichiara di assumere coca. I rischi fetali sono altissimi: questi bambini nascono in genere con un cranio e un cervello meno sviluppati, e deficit comportamentali, motori e cognitivi.

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Mai mentire al Pronto Soccorso!

Oltre al rischio cardiaco in sé, c’è un altro fattore che può peggiorare la situazione quando le cose si mettono male e si va al Pronto Soccorso: il non dire ai medici che si è fatto uso di cocaina. Deve dirlo il soggetto interessato, se è (ancora) cosciente. Devono dirlo gli amici, se la persona non è più cosciente.
Questa è una cosa assolutamente indispensabile, perché alcune terapie d’urgenza per l’infarto sono controindicate in chi abbia usato la coca. Tacere su questo punto può favorire altre vulnerabilità – emorragie cerebrali, picchi ipertensivi, attacchi epilettici – e far precipitare la situazione.

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Parole chiave:
Alcol - Cocaina - Infarto e malattie cardiovascolari


© 2011 - Gioia (Hachette Rusconi) - www.gioia.it

ATTENZIONE: Ogni terapia va individualizzata e monitorata in ciascuna paziente dal medico specialista esperto nel campo. Queste schede informative non possono in alcun modo sostituirsi al rapporto medico-paziente, né essere utilizzate senza esplicito parere medico.