19/08/2009

Che shock: nostra figlia è gay


Direttore del Centro di Ginecologia e Sessuologia Medica H. San Raffaele Resnati, Milano


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“Siamo sotto shock: nostra figlia di 17 anni, una ragazza bella, dolce e carina, brava a scuola e rispettosa, ci ha comunicato di essere gay. Ce lo ha detto serena: “Visto che abbiamo un buon rapporto, preferisco dirvelo io piuttosto che lo sappiate da altri”. Io e suo padre siamo rimasti allibiti: io mi sono messa a piangere, mio marito è rimasto pietrificato, senza parole. Poi ho detto una frase forse infelice, che l’ha ferita: “Speravo per te un futuro migliore, con un lavoro, una famiglia e dei bambini…”. Mia figlia si aspettava una reazione diversa e si è sentita respinta. Adesso in casa c’è il gelo. Noi non osiamo nemmeno più uscire per paura che gli altri lo sappiano già e ci facciano commenti cattivi... Che cosa ci consiglia?”.
Maristella G. (Vicenza)

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Gentile signora, lo shock è la reazione emotiva forse più frequente, quando i genitori si sentono dire che i loro figlio, maschio o femmina che sia, è gay. Anche se lo sospettavano, anche se c’erano molti segnali, tendono a rimuoverli, a “negarli”, come si dice, più o meno inconsciamente, sperando che si tratti di una fase di transizione e che tutto tornerà alla “normalità”, ossia all’eterosessualità. Questo è possibile, quando l’identità sessuale non ha ancora raggiunto la piena maturità, quando l’adolescente sente desiderio per ragazzi e ragazze (fase “bisessuale”), quando sta vivendo una fase di “sperimentazione” affettiva e sessuale, oggi molto più frequente tra i giovani rispetto al passato. Tuttavia, la lucidità, la serenità e il coraggio di sua figlia nel parlarvi fanno pensare che abbia molto riflettuto e che senta che l’orientamento omosessuale è la “sua” vera misura. Consideri che l’orientamento sessuale non è una malattia e nemmeno un’ideologia: fa parte della verità della persona, come il colore degli occhi. In quanto tale, non è “modificabile” con una terapia psicologica, che non può modificare la direzione del desiderio. Non si tratta quindi di aspettare che lei cambi, o consigliarle una psicoterapia che la aiuti a farlo, ma di superare questo momento di comprensibile difficoltà per ritrovare con lei l’ottimo rapporto che avevate fino a poco tempo fa. Si può continuare ad amare profondamente un figlio, anche se non si condividono alcune sue scelte, anche fondamentali, come il lavoro o, appunto, l’orientamento sessuale.

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Noi genitori che cosa possiamo fare?

Fatevi aiutare da uno/a psicoterapeuta che abbia esperienza in quest’ambito. Lo shock che avete avvertito, ma anche la risposta di chiusura al mondo che state vivendo, indice di paura e di un probabile stato depressivo, suggeriscono la necessità di un aiuto professionale, con obiettivi diversi. Innanzitutto, per superare il “lutto” per la perdita dell’immagine ideale che avevate di vostra figlia e del suo futuro, mantenendo la corretta percezione di tutte le sue qualità – che restano intatte – e recuperando il dialogo affettuoso che finora c’era stato tra voi. La psicoterapia, se ben fatta, dovrebbe anche aiutarvi ad acquisire quell’accettazione profonda e quella serenità interiore che vi consentiranno di tornare a muovervi nella vita sociale con l’orgoglio e la soddisfazione di prima. Sarà il vostro atteggiamento positivo a condizionare gli altri. Di converso, se voi non l’accettate, tutta l’aggressività che molti ancora hanno nei confronti dell’omosessualità si riverserà contro di voi e contro di lei. Pian piano, dovreste riuscire a essere di nuovo pienamente al suo fianco: considerate che anche oggi, comunque, l’accettazione sociale dell’omosessualità non è facile né diffusa, soprattutto in ambienti più rigidi e conservatori, e che spesso l’adolescente gay è vittima di attacchi e aggressioni a scuola e fuori. Per questo è importante che voi usciate da questo stato di chiusura, per riaprirvi a un orizzonte in parte diverso, ma che non cambia la verità profonda dei sentimenti, vostri e di vostra figlia. Auguri di cuore!

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Prevenire e curare – Come superare la crisi di accettazione del figlio/a gay

E’ saggio e prezioso:
- ascoltare i propri sentimenti, le paure soprattutto, ma anche i pregiudizi;
- analizzarli con lucidità, magari con uno/a psicoterapeuta;
- mettersi nei panni del figlio o della figlia gay;
- immaginare come ci si sentirebbe, se rifiutati, o come si sarebbe sereni e “rinforzati” se accettati, compresi e amati;
- rivolgersi a un’associazione di genitori di adolescenti gay: il confronto con altri adulti nella stessa situazione può aiutare più di tutto a identificarsi con chi ha già vissuto e superato lo shock iniziale; a sentire riconosciute le proprie emozioni, anche negative; e a trovare esempi, suggerimenti, conforto e aiuto per ritrovare una costruttiva serenità in una famiglia di nuovo unita, insieme.

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Parole chiave:
Adolescenti e giovani - Omosessualità


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ATTENZIONE: Ogni terapia va individualizzata e monitorata in ciascuna paziente dal medico specialista esperto nel campo. Queste schede informative non possono in alcun modo sostituirsi al rapporto medico-paziente, né essere utilizzate senza esplicito parere medico.