13/10/2014

Cannabis, un danno persistente per il cervello dei giovani


Direttore del Centro di Ginecologia e Sessuologia Medica H. San Raffaele Resnati, Milano


CONDIVIDI SU
«Mi faccio una canna, così mi rilasso», dice un ragazzo. «Dai, provala, non ti fa niente di male!», insiste un altro. Non è così. La cannabis, a torto definita droga “leggera”, non lo è affatto. Men che meno per i cervelli dei giovani. Anzi: «E’ una chiave contraffatta, perfetta sì per entrare nel cervello, perché all’inizio imita ciò che fanno le sostanze prodotte dal cervello stesso. In realtà è un ladro in guanti bianchi, capace di forzare le serrature della mente e danneggiare il codice genetico delle cellule nervose. Riduce così progressivamente la loro capacità di formare sinapsi (“sinaptogenesi”), le nuove connessioni con cui i neuroni si parlano tra loro. Tanto più quanto più l’uso è frequente e persistente. Le sinapsi sono la base biologica delle funzione principali del cervello: imparare, associare, ricordare, progettare. Riducendo la capacità dei neuroni di connettersi, la cannabis deruba di potenzialità, di talenti, di sogni, di futuro il cervello e la vita dei nostri ragazzi. E il marchio resta per sempre». Parola del Professor Giovanni Biggio, neuroscienziato, che ne ha parlato in una rigorosissima relazione su “Cannabis: in e out dal cervello degli adolescenti”, al Forum Internazionale di Pediatria “Paidòss” che si è tenuto a Napoli la scorsa settimana. Intervento straordinario per incisività e mole di dati.
Perché la cannabis è ancora più dannosa per il cervello giovane? Perché un cervello in maturazione è molto più vulnerabile ai danni che la canna produce, soprattutto quando sono coinvolte le aree del piacere (il nucleus accumbens), le aree delle emozioni (amigdala) e la corteccia prefrontale, il grande controllore degli impulsi, da cui dipende la capacità di prendere decisioni ragionate. Ossia pesate, valutando pro e contro, e non prese sull’onda delle emozioni, degli entusiasmi e, appunto, dell’impulsività. Un controllore mentale che oggi matura con grande ritardo rispetto ai decenni (e ai secoli) passati: a 24 anni per le femmine e a 28 per i maschi.
In che modo la cannabis, ma anche altre sostanze, possono danneggiare il cervello? Quando entrano nel nucleo della cellula, possono modificare stabilmente l’attività di uno o più geni. Questa modifica, tra l’altro, si trasmette poi ai figli: la modalità è detta epigenetica. E’ oggi al centro delle ricerche perché è questa la via attraverso la quale l’ambiente in cui viviamo, e che include i cibi e le sostanze che assumiamo, modifica il nostro patrimonio genetico. E che ci spiega perché i figli di alcolisti o di tossicodipendenti hanno più probabilità di diventare a loro volta alcolisti e/o tossicodipendenti: il loro patrimonio genetico, già a livello di ovociti e di spermatozoi, è diventato più vulnerabile a queste sostanze. Ecco perché gli stili di vita e le nostre abitudini influenzano non solo la nostra vita, ma anche quella dei nostri figli.
Tornando agli adolescenti, dobbiamo ricordare che il cervello dei giovani è incredibilmente elastico e duttile. In positivo, questa è la base della straordinaria capacità di apprendere che hanno bambini e giovani, se opportunamente stimolati e incoraggiati. In negativo, il loro cervello è molto più recettivo e vulnerabile a strutturarsi su collegamenti e vie nervose che facilitano poi comportamenti a rischio. Soprattutto se questi attivano proprio quel “nucleus accumbens” che è la centrale del piacere e della gratificazione, e che è massimamente attivo proprio nell’adolescenza. Se la cannabis attenua l’apprensione, aiuta a stare meglio nel gruppo, riduce l’ansia sessuale e consente esperienze più rilassate e soddisfacenti con gli amici e nel sesso, diventerà sempre più naturale il prenderla “prima di”. Finché non se ne potrà più fare a meno: le nuove connessioni che si sono create nel cervello portano a comportarsi, quasi in automatico, in un certo modo. Con una progressiva riduzione della vera libertà di scelta. Ecco che il ladro in guanti bianchi comincia a presentare il suo conto: riduzione persistente della memoria e delle capacità cognitive, ma anche rischio aumentato di sviluppare psicosi.
In sintesi, la cannabis è neurotossica per il cervello sano e lo segna per sempre. Attenti dunque alle banalizzazioni ideologica- mente distorte.

top

Parole chiave:
Adolescenti e giovani - Autocontrollo - Cervello / Sistema nervoso centrale - Dipendenze, droghe e doping - Epigenetica - Marijuana / Cannabis - Stili di vita


© 2014 - Il Gazzettino

ATTENZIONE: Ogni terapia va individualizzata e monitorata in ciascuna paziente dal medico specialista esperto nel campo. Queste schede informative non possono in alcun modo sostituirsi al rapporto medico-paziente, né essere utilizzate senza esplicito parere medico.